mercoledì 22 dicembre 2021

E se...

Buon Natale

(Dino Buzzati) 


E se invece venisse per davvero?
Se la preghiera, la letterina, il desiderio
espresso così, più che altro per gioco
venisse preso sul serio?
Se il regno della fiaba e del mistero
si avverasse? Se accanto al fuoco
al mattino si trovassero i doni
la bambola il revolver il treno
il micio l’orsacchiotto il leone
che nessuno di voi ha comperati?
Se la vostra bella sicurezza
nella scienza e nella dea ragione
andasse a carte quarantotto?
Con imperdonabile leggerezza
forse troppo ci siamo fidati.
E se sul serio venisse?
Silenzio! O Gesù Bambino
per favore cammina piano
nell’attraversare il salotto.
Guai se tu svegli i ragazzi
che disastro sarebbe per noi
così colti così intelligenti
brevettati miscredenti
noi che ci crediamo chissà cosa
coi nostri atomi coi nostri razzi.
Fa’ piano, Bambino, se puoi.

martedì 21 dicembre 2021

Natale d'altri tempi

Tra tutte le feste dell'anno - intendo quelle religiose, perché quelle politiche e civili sono delle emerite prese in giro -  il Natale è sempre stata la mia preferita. Quando ero bambino e poi ragazzetto, ero affascinato dalla sua atmosfera intima, suggestiva, misteriosa, che modificava veramente il comportamento un po' di tutti. Si sentiva sul serio l'attesa di qualche cosa, di un cambiamento, anche se poi il trascorrere dei giorni e l'inizio del nuovo anno a poco a poco ristabiliva la grigia normalità... Il Natale era una cosa seria, perché, almeno nei giorni immediatamente precedenti e successivi, si pensava all'effettivo significato di quella festività: Dio che s'incarna tra gli uomini per riscattarli. A differenza di oggi, tra presepe e albero di Natale riscuoteva più gradimento il presepe, Babbo Natale qui a Roma appariva ancora un'esotica usanza di paesi stranieri, perché era la Befana, che portava i regali ai bambini (proprio l'ultimo giorno delle vacanze di Natale... Che ingiustizia!). E poi c'erano le musiche natalizie: in tutte le strade del centro - io abitavo in una traversa di Via dei Giubbonari, a poca distanza da Campo de' Fiori - risuonavano le note toccanti delle zampogne, spesso accompagnate dai pifferi, quelli che con un altro nome sono anche chiamati ciaramelle. 

Le ciaramelle

(Giovanni Pascoli)

Udii tra il sonno le ciaramelle,
ho udito un suono di ninne nanne.
Ci sono in cielo tutte le stelle,
ci sono i lumi nelle capanne.

Sono venute dai monti oscuri
le ciaramelle senza dir niente;
hanno destata ne’ suoi tuguri
tutta la buona povera gente.

Ognuno è sorto dal suo giaciglio;
accende il lume sotto la trave;
sanno quei lumi d’ombra e sbadiglio,
di cauti passi, di voce grave.

Le pie lucerne brillano intorno,
là nella casa, qua su la siepe:
sembra la terra, prima di giorno,
un piccoletto grande presepe.

Nel cielo azzurro tutte le stelle
paion restare come in attesa;
ed ecco alzare le ciaramelle
il loro dolce suono di chiesa;

suono di chiesa, suono di chiostro,
suono di casa, suono di culla,
suono di mamma, suono del nostro
dolce e passato pianger di nulla.

O ciaramelle degli anni primi,
d’avanti il giorno, d’avanti il vero,
or che le stelle son là sublimi,
consce del nostro breve mistero;

che non ancora si pensa al pane,
che non ancora s’accende il fuoco;
prima del grido delle campane
fateci dunque piangere un poco.

Non più di nulla, sì di qualcosa,
di tante cose! Ma il cuor lo vuole,
quel pianto grande che poi riposa,
quel gran dolore che poi non duole;

sopra le nuove pene sue vere
vuol quei singulti senza ragione:
sul suo martòro, sul suo piacere,
vuol quelle antiche lagrime buone!


sabato 18 dicembre 2021

Si avvicina il S. Natale...

... alla faccia della miscredente Commissione Europea.
Per celebrare questa festa fondamentale della Cristianità, pubblicherò a partire da oggi alcune poesie, che ne illustrino adeguatamente il valore, lo spirito e la particolare atmosfera. Buona lettura!

A Gesù bambino
(Umberto Saba)


La notte è scesa
e brilla la cometa
che ha segnato il cammino.
Sono davanti a Te,
Santo Bambino!
Tu, Re dell’universo,
ci hai insegnato
che tutte le creature sono uguali,
che le distingue solo la bontà,
tesoro immenso,
dato al povero e al ricco.
Gesù, fa’ ch’io sia buono,
che in cuore non abbia che dolcezza.
Fa’ che il tuo dono
s’accresca in me ogni giorno
e intorno lo diffonda,
nel Tuo nome.
 

giovedì 16 dicembre 2021

E il buio ti avvolgerà

Il mio è un romanzo distopico e, per questo, vorrei soffermarmi sul concetto di distopia. Essa è il contrario dell'utopia, parola derivata dal greco: ou (leggi: u) significa non, mentre topos equivale a luogo. Quindi la parola utopia indica un non luogo, un luogo che non c'è, perché ospita una società perfetta, che non è mai esistita e mai esisterà. Distopia, a sua volta, è composta da dus (da leggere con l'u francese), che significa male e topos (= luogo): luogo maligno, luogo malvagio, ossia luogo che ospita una società opprimente, indesiderabile. Di solito una società distopica tende ad essere proiettata nel futuro come realizzazione compiuta di tendenze negative già presenti, allo stato più o meno latente, nel momento attuale.
Però, se noi approfondiamo la questione e l'esaminiamo più da vicino, ci rendiamo conto che tra l'utopia e la distopia non c'è una contrapposizione netta, in quanto l'utopia molto spesso è positiva solo in modo apparente, ma sotto sotto presenta innegabili aspetti distopici. Prendiamo per esempio il dialogo di Platone intitolato Repubblica, la prima grande Utopia della storia occidentale, in cui il filosofo greco per bocca del suo maestro Socrate descrive lo Stato ideale, veramente perfetto poiché i governanti sono tutti filosofi o, ciò che è lo stesso, i filosofi sono al governo. Esso ammette la menzogna come strumento di governo, perché i cittadini devono sapere solo una verità addomesticata, riveduta e corretta, adatta alla loro natura di non filosofi, che non sarebbero all'altezza e in grado di comprendere la verità integrale nuda e cruda. Inoltre in questa società "perfetta" è ammesso, ossia prescritto, l'infanticidio come necessità eugenetica, per mantenere la razza pura. Non siamo in piena distopia?
Non ci deve meravigliare che una - presunta - società perfetta preveda l'infanticidio, perché lo ammette anche  il filosofo Aristotele (= 'l maestro di color che sanno, secondo la definizione di Dante) nel suo trattato Politica, e addirittura un moralista stoico come Seneca, che nel De ira, afferma con la massima indifferenza:
eliminiamo i neonati malformati, affoghiamo anche i figli, se sono nati deboli e deformi; non è una forma di ira ma segno di ragionevolezza separare gli esseri inutili da quelli sani.
Se è facile che un'utopia apparente si trasformi in una reale distopia, è assolutamente impossibile che una distopia possa nascondere in sé un'utopia. Per cui il mio romanzo è distopico senza se e senza ma. Quanto alla natura di questa distopia non entro in merito, per non rivelare qualche particolare a chi non ha ancora letto il romanzo tra i miei "cari" follower (sono otto su dodici quelli a cui ho dato una copia del mio romanzo, o cartacea o digitale). 
Comunque, spero di poterne riparlare presto.  


lunedì 6 dicembre 2021

Pubblica [D]istruzione

 Sono più di cinquanta anni che la scuola è sotto attacco nel senso che è soggetta a spinte e controspinte, che pretendono di condizionarla, snaturarla, deviarla dalla sua funzione primaria e, in fin dei conti, distruggerla. D'altronde ha subìto la stessa sorte degli altri pilastri della collettività civile: la religione, la famiglia, la certezza del diritto, per non parlare del concetto di patria, ormai caduto in disuso in una società che si vanta di essere multietnica, multirazziale, multiqua e multilà. Il famigerato sei politico nella scuola e il diciotto garantito all'università sono state le tappe di passaggio allo stadio attuale, in cui si è arrivati allo sfascio pressoché completo con il pretesto del covid: prima la didattica a distanza (brrr!), poi le promozioni a tutto spiano, poi gli esami di maturità farsa, senza prove scritte e con gli argomenti della prova orale forniti agli studenti in anticipo. E si seguita su questa strada - un vicolo cieco? - che è stata scelta e imposta coscientemente, per impedire ai giovani di acquistare una coscienza e un giudizio critico attraverso lo studio serio, costante e faticoso (altro che interrogazioni programmate!), che esercita la mente e arricchisce l'animo. Si blandiscono i ragazzi con vuote parole di circostanza [voi siete il futuro, la speranza dell'Italia e del mondo... e altre scemenze di questo tipo], ma si sottraggono loro cinicamente gli strumenti intellettuali e morali, con cui potersi impegnare nella società e produrre un reale cambiamento in meglio. Si incoraggiano le occupazioni, le autogestioni, si modificano in peggio i programmi delle singole materie, mentre si cerca di venire incontro alle richieste petulanti e ossessive di introdurre lectiones magistrales di educazione sessuale e di politica. Di recente ho letto che non so quante migliaia di studenti hanno rivolto una petizione al Ministero della Pubblica [D]istruzione, per abolire definitivamente le prove scritte all'esame di maturità. E gli errori di grammatica? E l'uso dei congiuntivi? Ormai i giovani non sanno più scrivere per colpa dei social, della scrittura abbreviata, delle faccine... e non sanno più ragionare da quando alla Scuola Media non si insegna più l'analisi logica. Non so che cosa risponderà l'attuale ministro della cultura nazionale, che si era già risentito, quando gli era stato fatto notare che l'ultimo esame di maturità, senza scritti, era un esame di serie B, e aveva risposto piccato che gli scritti c'erano ed anche impegnativi, ossia l'elaborato, il cui argomento era stato comunicato dalle scuole alla fine di aprile e doveva essere consegnato alla fine di maggio, per dover essere poi discusso in sede di esame orale. Un elaborato che qualunque studente poteva essersi fatto scrivere da chiunque, caro ministro...
Gli stessi giovani, però, che malgrado tutto hanno voglia di conoscere e di apprendere, si disamorano dallo studio, diventato un rituale stanco e ripetitivo, in quanto gli stessi professori in gran parte non credono più nell'importanza del loro ruolo e si adeguano in modo abulico e gattopardesco al mainstream, quando non lo facciano per un interesse ideologico o, più bassamente, personale.
La funzione primaria dell'insegnamento consiste nella scelta tra informazione o formazione. Non basta scegliere la seconda, per stare nel giusto, perché "formare" non significa irreggimentare i ragazzi su una certa idea esclusiva - questo equivale a svolgere un lavaggio del cervello, un vero e proprio plagio - ma aiutarli a formarsi una capacità critica, che permetterà loro di valutare le diverse alternative sottoposte e di sceglierne quella più convincente. Questo è il vero insegnamento perenne, che si trasforma in un profondo legame tra docente e discente, quale, per esempio, è testimoniato dalle calde parole di affettuosa riconoscenza, che Aulo Persio Flacco nella V satira rivolge al suo maestro di filosofia Lucio Anneo Cornuto:

Ora la Musa mi esorta
a rivelarti il mio cuore e mi è gradito mostrare,
o dolce amico Cornuto, quanto dell'anima mia
appartenga a te 

o da quelle ancora più toccanti che Dante Alighieri nel XV canto dell'Inferno indirizza al suo maestro di retorica Brunetto Latini, soggetto come gli altri sodomiti a una pioggia di fuoco:

ché 'n la mente m'è fitta, e or m'accora,
la cara e buona imagine paterna
di voi quando nel mondo ad ora ad ora
m'insegnavate come l'uom s'etterna:
e quant'io l'abbia in grado, mentr'io vivo,
convien che ne la mia lingua si scerna.

Anch'io nel mio piccolo ogni tanto ho la sensazione di aver seminato bene e me ne accorgo nell'occasione in cui trovo un riscontro, raro ma graditissimo quando si verifica, in qualche mio allievo. Per esempio, precisamente un anno fa sono riuscito a rintracciare una mia alunna di diversi anni prima, che avevo perso di vista, ma che mi era rimasta impressa per le sue capacità e per i suoi interessi spiccati. Le sue parole in risposta non possono che inorgoglirmi:

Come potrei scordarmi di lei? Mi appassionavano davvero le sue lezioni, e devo dire di averla sempre stimata molto anche a livello umano, entrambi motivi che me la fanno ricordare come uno dei miei professori preferiti degli anni di liceo... La ringrazio tanto per il suo pensiero, per avermi scritto e per essere stato un punto di riferimento per quella ragazzina sperduta che ora sta iniziando a ritrovarsi.

Ho cominciato questo post con un tono avvilito e sfiduciato, ma rileggendo queste parole mi convinco che, finché il rapporto tra docente e discente produrrà risultati di questo tipo, la scuola, anche se in casi sporadici, seguiterà a svolgere un ruolo insopprimibile a livello sociale e a livello individuale, portando a un potenziamento e ad un arricchimento psicologico e morale sia dell'insegnante che dell'allievo.  

   

martedì 30 novembre 2021

(Uomini e) bestie

Quos Deus perdere vult, dementat prius (= quelli che Dio vuol mandare in rovina, prima li fa impazzire). Solo questo è il commento che mi sorge spontaneo, pensando alle assurdità che sto per riferirvi.
La Commissione Europea, guidata dalla famigerata Ursula Von der Leyen, ha partorito un regolamento (per ora ad uso interno), in cui viene stravolto e coartato il linguaggio in un modo che ha poco o nulla da invidiare alla neo-lingua immaginata da Owen nel suo romanzo "1984" - ahimè! - tristemente profetico: la guerra è pace, la libertà è schiavitù, l'ignoranza è forza, e tante altre amenità di questo tipo. Ma vediamo più da vicino le pretese strampalate della cara Ursula. Per garantire una comunicazione inclusiva, bisogna seguire queste regole:

"Fai attenzione a non menzionare sempre prima lo stesso sesso nell’ordine delle parole, o a rivolgerti a uomini e donne in modo diverso (ad esempio un uomo per cognome, una donna per nome). Quando scegli le immagini per accompagnare la tua comunicazione, assicurarsi che le donne e le ragazze non siano rappresentate in ambito domestico o in ruoli passivi mentre gli uomini sono attivi e avventurosi..."

Non usare il maschile come pronome predefinito né nomi di genere, come "operai, poliziotti", evitare di rivolgersi a una donna con i termini "signora, signorina", in una conferenza non usare la formula di esordio "Signore e signori" ma "Cari colleghi". Evitare espressioni come "il fuoco è la più grande invenzione dell'uomo" ma sostituirla con "il fuoco è la più grande invenzione dell'umanità"; non usare l'aggettivo "disabile" ma parlare di persone con disabilità; vietato parlare di colonizzazione di Marte, ma "inviare umani su Marte" etc. etc. Lo scopo di modificare e violentare il linguaggio è quello di modificare e violentare il modo di pensare, così da costringere gli uomini [scusate: l'umanità] ad abbandonare tutti i valori e i princìpi morali, che stanno alla base della civiltà europea e sostituirli con il pensiero (?) liquido - direi: fangoso - del progressismo radical-chic. Per questo vanno distrutte le radici della cultura europea: l'eredità greco-latina e, specialmente, il cristianesimo. Per garantire il rispetto di tutte le religioni, questo aberrante regolamento europeo vieta di nominare il Natale e l'aggettivo "natalizio": non si deve nominare il "periodo natalizio", che deve essere sostituito con un generico "vacanze". Ma non basta, è vietato addirittura pronunciare i nomi di personaggi fondamentali del cristianesimo: bisogna sostituire Maria e Giovanni con... Malika e Giulio. Siamo alla follia!
Mi mancano le parole adatte per commentare queste scemenze e sono costretto a prenderle in prestito da Dante:
uomini siate e non pecore matte!

lunedì 29 novembre 2021

Avviso per i follower

Vorrei sapere chi, tra i miei follower, è veramente interessato al mio ultimo romanzo "E il buio ti avvolgerà", a cui ho già dedicato alcuni post. E' bene che io lo sappia, per potermi regolare di conseguenza.
Gradirei una segnalazione tra i commenti. Grazie. 

venerdì 26 novembre 2021

Antigone per sempre

Sulla Nuova Bussola Quotidiana del 26/11/21, un quotidiano cattolico d'opinione online, assolutamente indipendente dalla gerarchia ecclesiastica, ho letto un bellissimo articolo dell'ottimo Andrea Zambrano, che è riuscito ad abbinare la miserevole situazione attuale con uno dei più grandi esempi di teatro greco, la tragedia Antigone di Sofocle. Da entusiasta cultore della classicità voglio condividerlo con tutti i lettori fissi e occasionali di questo mio blog. Eccolo:

Nessuno dei leader di partito ha sentito il dovere civico e morale di riprendere il premier Mario Draghi, il quale nel corso della conferenza stampa di presentazione del Super green pass ha detto che i non vaccinati sono de facto esclusi dalla società. Si tratta di una frase tanto grave che avrebbe dovuto provocare una mezza rivolta nelle file della maggioranza. Invece, niente. Tutti ipnotizzati, poi, magari, sono gli stessi che parlano di cittadinanza e diritti riempiendosi la bocca di vuote parole sfilando ogni 25 aprile mentre concionano di diritti e fratellanza. 

Mi riallaccio alla fine del ragionamento di Eugenio Capozzi nell'editoriale di oggi. «Chi non si vaccina è letteralmente fuori dalla società civile, trasformato nemmeno in un cittadino di serie B, quanto in un “non cittadino”». Ebbene, chi si occupa del non cittadino? Quale speranza ha di poter essere un giorno raccolto? 

L'espressione "non cittadino" ha un non so che di tragico. Quale potrà mai essere la colpa, il terribile fio tale da far perdere a un uomo la sua appartenenza a una comunità sociale chiamata patria, nazione, città? Un vaccino sperimentale e dall'efficacia ogni giorno che passa più risicata può essere una buona scusa per dividere gli uomini di una comunità in cittadini e non cittadini?

Nell'antica Tebe perse il titolo di cittadino il povero Polinice, che si scannò con il fratello Eteocle per una guerra fratricida. Alla loro morte, il re Creonte, zio dei due, decretò per Eteocle i funerali solenni, mentre per il reietto Polinice l'onta di rimanere insepolto fuori dalle mura cittadine. 

Stesso sangue, ma destino diverso. L'uno premiato dal potere, l'altro disprezzato e dato in pasto agli avvoltoi. Se non fosse stato per Antigone, la pietosa sorella che preferì affrontare la morte per dare degna sepoltura al fratello. Scoperta, viene condannata a morte dallo zio, che punì l'atto di insubordinazione. Antigone però non è una sconfitta, perché il suo gesto, unito al suo sacrificio, sono arrivati fino a noi come un'idea madre della legge naturale universale, che l'eroina sofoclea chiamava nomima agrapta (leggi non scritte). 

C'è una legge non scritta nel cuore dell'uomo e riguarda la sacralità della morte come della vita. L'intangibilità dei diritti di cittadinanza sanciti iure sanguinis al momento della nostra nascita seguono questa legge non scritta. Neppure ai terroristi più efferati è stato negato lo status di cittadino italiano. “Nessuno può essere privato, per motivi politici, della capacità giuridica, della cittadinanza, del nome”, recita l'articolo 22 della Costituzione.

    E' inquietante che nessuno abbia avuto la forza di rimproverare il premier dicendogli che non gli è consentito dire questo. Eppure, sono gli stessi politici che ogni 2 Giugno regalano copie della Carta agli studenti. 

    Ma è pur anche vero che all'orizzonte non si vede un'Antigone in giro disposta a riportare dentro le mura cittadine le carcasse dei cittadini no vax, ormai bollati senza appello come nemici del popolo e della salute. Nessuno che ricordi ai Creonte di turno: «Nacqui a legami d'amore, non d'odio». Questi sono i risultati. 



       

    giovedì 25 novembre 2021

    Aspettami là

    Un caro pensiero a mia madre, che se n'è andata via in punta di piedi, sola sola undici anni fa senza avvertire nessuno. 

    venerdì 19 novembre 2021

    Ultime notizie

    A notte inoltrata mi sono accorto che il mio romanzo, di cui ho autorizzato la stampa solo poche ore fa, è già in vendita su alcune importanti librerie online:
    - Youcanprint (ovviamente, dato che ne è la casa editrice)
    - Libreria universitaria
    - IBS
    - Feltrinelli online
    - Amazon (che non si sa perché abbia maggiorato il prezzo di copertina).
    Su Youcanprint, oltre alla sinossi, presente in tutte le librerie online, è anche possibile leggere un breve estratto (= le prime 16 pagine). Per questo motivo vi fornisco l'indirizzo su cui cliccare: 


    Per completare l'opera, vi presento pure la copertina:


    A risentirci!

    giovedì 18 novembre 2021

    Signori, il romanzo è servito!

    Dopo una correzione di bozze assai movimentata e problematica, oggi finalmente ho inviato il mio definitivo "visto si stampi" e posso affermare una buona volta di essere in possesso della copertina e dell'impaginato, che tra pochi giorni faranno bella mostra di sé nelle copie cartacee. Il mio carissimo romanzo mi ha fatto penare molto, sia nella sua sofferta produzione concettuale che nella sua laboriosa realizzazione editoriale: basti pensare che è passato attraverso varie fasi e formati diversi di impaginazione, tanto che dalle mie originarie 158 pagine, si è passati a 154, poi 152 e alle definitive 150, che, comunque, è sempre un bel numero, considerando che il suo formato non è 14 x 20, come la maggioranza dei miei romanzi, ma il più ambizioso 15 x 21. Però sono sicuro che mi darà molte soddisfazioni: non intendo dal punto di vista delle vendite - non ho mai pensato di arricchirmi con i diritti d'autore - ma da quello della sua ideazione globale, dell'approfondimento del carattere dei personaggi, della concatenazione delle vicende e, soprattutto, della convinta affermazione di certe idee, di certi valori e di certe interpretazioni del reale, che sono l'attuale colonna portante della mia identità. Intanto comunico a tutti il titolo: 
    E il buio ti avvolgerà
    e poi... ne riparleremo quando avrò il libro tra le mani.
         

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    Festìna lente

    Questo motto latino, tuttora molto usato, significa: affréttati lentamente, e pare che fosse pronunciato spesso dall'imperatore Augusto,...