venerdì 17 luglio 2020

Dat veniam corvis, vexat censura columbas

Questo verso del poeta satirico Decimo Giunio Giovenale (Sat. II, 63) significa:
la critica tende a giustificare i corvi e ad accanirsi contro le colombe.
Come non vedere un'avvilente coincidenza tra le ingiustizie individuali e sociali del I/II secolo d. C. e quelle analoghe - tuttora esistenti - dell'età contemporanea? Il lamento di Giovenale, profetico ed attuale più che mai al giorno d'oggi, è provocato dall'assistere a un atteggiamento distorto e perenne dell'animo umano, che si manifesta nel giustificazionismo, nel perdonismo e nel buonismo a oltranza. In pratica si privilegia la violenza del prepotente, che fa la prima mossa aggressiva, e si stigmatizza e si colpevolizza chi "si permette" di difendersi, reagendo alla violenza subìta senza poter avere il tempo e la freddezza (è appena stato aggredito!) di misurare con il bilancino la propria (legittima e sacrosanta!) reazione difensiva, a volte devastante... Peggio per chi se l'è andata a cercare. O no?
Ma subito intervengono i garantisti da strapazzo, che attaccano il povero Abele e difendono i presunti diritti del miserabile Caino di turno... No, caro Giovenale: da te a noi non è cambiato proprio niente.     

giovedì 16 luglio 2020

Oggi è il compleanno...

... della bella e brava Alessia, la mia allieva ideale, ma fortunatamente reale. Il suo è un compleanno speciale, perché la fanciulla oggi compie i suoi primi diciotto anni.
Tanti auguri di ogni bene, cara Alessia! 

mercoledì 15 luglio 2020

Oggi è il compleanno...

... del caro cognato Paolo, compagno di fede laziale, grande estimatore dei miei libri, conversatore arguto e pieno di spirito.
Tanti auguri e un caloroso abbraccio!  

lunedì 13 luglio 2020

Eccolo!



Nuntio vobis gaudium magnum: habemus Papam!
Vi annuncio una grande gioia: abbiamo il... libro tanto atteso. Mi è stato comunicato da poco che il libro è ufficialmente pubblicato ed è già acquistabile (€ 10) online presso la casa editrice Youcanprint. Tra 7/10 giorni sarà acquistabile su tutte le librerie online (come IBS, Unilibro, Libreria Universitaria, Amazon, etc.) e prenotabile presso le librerie fisiche. 
Il suo codice ISBN (= la sua carta d'identità ufficiale, che gli permette di essere presente a pieno titolo nel mercato librario) è: 9788831684835.

venerdì 10 luglio 2020

Un altro Lucrezio... (penultimo avviso)

Come promesso, aggiorno i miei lettori e le mie gentili lettrici sull'imminente pubblicazione del mio ultimo libro: Al di là di Lucrezio. Ieri ho approvato le bozze e ho inviato alla casa editrice il mio formale VISTO SI STAMPI. Comincia il conto alla rovescia...

giovedì 9 luglio 2020

Salve! Un saluto equivoco

Alla ricerca di un modo di esprimersi sempre più diretto, essenziale e onnicomprensivo, molti hanno preso l'abitudine di ricorrere a una formula di saluto, che sembra conciliare opposte esigenze: salve!
A che cosa alludo, parlando di opposte esigenze? A volte - spesso i giovani, ma non solo - non sanno se salutare in modo più o meno confidenziale, se dare del "tu" o usare il più distaccato "lei", se impegnarsi nella variegata casistica oraria del buongiorno / buon pomeriggio / buonasera, e, quindi, ricorrono a questa paroletta, di cui spesso ignorano l'origine e il significato preciso, ma che sembra concentrare in sé tutto e il contrario di tutto. Rivolgendosi a qualcuno con uno squillante salve!, si illudono di usare un tono confidenziale e nel contempo rispettoso (= ti strizzo l'occhio, però mantengo le distanze...), salvando - come si dice - capra e cavoli.
Ma è davvero così? Ovviamente no!
Quanti sono coloro che sanno o che, pur sapendolo, si ricordano che il salve è una parola latina, cioè la seconda persona singolare (tu!!!) dell'imperativo presente del verbo salvère, che vuol dire essere in buona salute, stare bene? E quindi, quel "tu" che si vuole evitare, e che viene fatto uscire dalla porta, rientra però dalla finestra e il presunto distacco, che viene sparato in faccia al malcapitato di turno, perde ogni colorito formale e convenzionale, per diventare un super confidenziale: stammi bene (con annessa e ideale pacca sulla spalla).
Come già mi è capitato di dire, pur tenendo presenti questi limiti e queste riserve, ciascuno è libero di salutare come meglio crede, purché nel saluto sia spontaneo e se stesso. Finisco con un celebre esempio caricaturale, il carme 43 di Catullo, in cui i difetti di una giovane sono evidenziati tramite litoti (la litote è una figura retorica basata sulla negazione di una qualità positiva, per indicare il difetto opposto):

Salve, ragazza dal naso non piccolissimo,
dal piede non aggraziato, dagli occhi non neri,
dalle dita non affusolate, dalla bocca non asciutta...

  

lunedì 6 luglio 2020

Storia semiseria di un 7- in latino

Era destino che io studiassi il latino (e il greco) e che poi li insegnassi. Ero in età prescolastica - avevo appena 5 anni - quando mi si manifestarono alcuni segnali, che io allora non compresi, ma che furono interpretati dai miei congiunti come il futuro percorso della mia vita.
Fino ai 6 anni e mezzo, quando in prima elementare fui operato alle tonsille, ero spesso malaticcio e inappetente, ed ero costretto a ricorrere a iniezioni di penicillina. Stavo a letto in uno dei frequenti periodi di indisposizione e per passare il tempo, leggiucchiavo un libretto. A cinque anni, prima di andare a scuola, io già sapevo leggere, perché me l'aveva insegnato un'amica di famiglia, che era appunto una maestra. Il libretto che leggevo era quello che si usava abitualmente per la messa, che a quei tempi era tutta rigorosamente in latino. A me piaceva leggere ad alta voce quelle strane parole, di cui ovviamente non comprendevo il significato, ma il cui suono mi affascinava. Tutti i miei parenti, che si accorgevano di quel mio strano comportamento, se ne meravigliavano e mi pronosticavano un futuro da latinista. Nello stesso periodo il medico di famiglia, che seguiva il decorso delle mie continue tonsilliti, una volta mi chiese scherzando che cosa avrei voluto fare da grande e io gli risposi facendogli la linguaccia. Il gesto dispettoso di mostrargli la lingua fu da lui interpretato in modo inatteso: infatti disse ai miei che io sarei diventato un professore di lingue, cosa che fu subito collegata alla mia istintiva e spontanea predilezione per il latino, e quindi... non è poi tanto strano che io mi sia trovato a insegnare per tanto tempo e con tanta soddisfazione (mia e di certi miei allievi) proprio due lingue come il latino e il greco.
Al liceo classico non ero il primo della classe, perché stentavo a prendere la sufficienza in fisica, in chimica, in storia e in filosofia (con il prof di storia e filosofia c'era una profonda e motivata antipatia reciproca), mentre andavo bene in italiano e matematica e benissimo in storia dell'arte. In latino e in greco ero il migliore in assoluto e nessuno riusciva a starmi alla pari, anche tra le ragazze (ce n'erano due molto brave in tutte le materie). Quando il professore ci dava delle versioni di latino o greco da tradurre a casa, per sicurezza i più bravi e le più brave mi chiedevano di confrontare le loro traduzioni con le mie, mentre i meno bravi e le meno brave mi chiedevano di poterle scopiazzare. I voti che prendevo in latino e in greco oscillavano tra l'8 e il 9, mentre gli altri più bravi (maschi o femmine) stavano tra il 7 e l'8, come in tutte le altre materie, in cui, a differenza mia, prendevano però anche 9.
Il professore di latino e greco in III liceo ci faceva esercitare in classe in modo particolare: faceva trascrivere sulla lavagna un testo greco, tratto dal libro delle versioni greche, e voleva che noi lo traducessimo seduta stante non in italiano, ma in latino. Ovviamente, chi veniva chiamato a copiare la versione greca sulla lavagna, era anche costretto a tradurla in latino. Il giorno di una simile esercitazione i meno bravi potevano stare tranquilli, perché erano sicuri di non essere mai chiamati, ma i più bravi e le più brave tremavano, perché sapevano che la vittima di turno sarebbe stata scelta tra loro, esponendosi al rischio di una brutta figura E allora tutti i bravi e tutte le brave, si giravano verso di me con lo sguardo implorante, invitandomi ad offrirmi come volontario, cosa che io facevo molto volentieri, sia per ottenere un sorriso di riconoscenza dalle belle ma insicure latiniste e greciste, sia perché mi divertivo a tradurre simultaneamente dal greco al latino e ci riuscivo bene.
Nei compiti in classe di latino e greco era impossibile copiare, perché il professore dava quattro versioni diverse, per cui non c'era nessuno che avesse una versione uguale a un compagno adiacente, che stesse davanti, dietro, a fianco o in diagonale. Inoltre cambiava la disposizione degli alunni, collocando i più bravi nelle prime file dei banchi, in modo da poterli tenere sott'occhio, casomai volessero passare la traduzione a qualcuno lontano.
Una volta per un compito in classe di III liceo, si trattava di una versione dal latino in italiano (allora c'era pure quella dall'italiano in latino), il professore mi aveva messo nel banco di fronte alla cattedra e al mio fianco, sulla destra, aveva fatto sedere XXX, una delle due più brave, la più carina e simpatica, una ragazza molto studiosa ma molto semplice, che non si dava arie, mentre l'altra, anch'ella un'ottima ragazza, spesso assumeva degli atteggiamenti da intellettualoide. Tra me e XXX c'era un'istintiva simpatia reciproca, ma avevamo entrambi un carattere riservato e di poche parole.
Dopo un po' eravamo tutti e due concentrati sui nostri testi, quando casualmente mi accorsi che, accavallando le gambe, il suo grembiule (le ragazze allora portavano un grembiule nero) le era salito insieme al bordo della gonna, lasciando scoperte le sue cosce per non più di una dozzina o una quindicina di centimetri. Da allora persi la concentrazione e fui attratto più dalle sue gambe che dallo studio della versione. Insomma non fui all'altezza delle mie solite prestazioni e invece di un 8, di un 8 e mezzo o di un 9 presi un modesto 7-. Ma fui contento lo stesso...     

domenica 5 luglio 2020

Un altro Lucrezio...

Carissime lettrici e carissimi lettori, sono lieto di annunciarvi che è in dirittura d'arrivo il mio prossimo libro, appena concluso, di cui la casa editrice sta preparando le bozze da sottoporre alla mia valutazione. Vi posso anticipare il titolo: Al di là di Lucrezio, il mio secondo libro dedicato all'autore del poema De rerum natura. A differenza del primo (Lucrezio e il canto del nulla), questo non approfondisce il pensiero del poeta latino così com'è espresso nella sua opera, ma pretende di andare al di là, inoltrandosi su alcuni sentieri intellettuali aperti, spesso involontariamente, dal caro Lucrezio, cioè da Lucrezio Caro, anche a dispetto delle sue convinzioni e delle sue intenzioni. Ho preteso troppo? Ci ho messo troppo di mio? Staremo a vedere.
Comunque vi terrò aggiornati. 

sabato 4 luglio 2020

Alias

Questa parola, usata ogni tanto nella lingua corrente, è un avverbio latino, che significa altrimenti, altrimenti detto, ovvero. Essa si interpone tra il nome vero di una persona e il suo pseudonimo o soprannome o la qualificazione con cui è generalmente nota. Per esempio: Giuseppe Garibaldi alias l'Eroe dei due mondi. Nel campo informatico si può accostare al nickname, quel nome fittizio che ogni utente sceglie, per essere individuato all'interno di una comunità virtuale. Anche questa è un'ulteriore dimostrazione dell'attualità del latino, che spesso è in grado di dire la sua pure nell'ambito tecnologico.
Statemi bene.
Marcello Parsi alias Ollecram alias Marxipar. 

venerdì 3 luglio 2020

Oggi è il compleanno...



... del sottoscritto.

Poiché mi sembra fuori luogo e poco elegante rivolgermi elogi ed auguri da solo, mi affido al vostro buon cuore: avete a disposizione tutto lo spazio dei commenti. Fate un po' voi...
                                               Il vostro Ollecram

lunedì 29 giugno 2020

Oggi è il compleanno...

... della bella, brava e carissima figlia Claudia, la prima dei follower di questo mio blog. 
Claudia, se in questi giorni non sei proprio al massimo della forma e non puoi festeggiare questa ricorrenza come ti piacerebbe, abbi pazienza, verranno tempi migliori, e allora festeggeremo insieme alla grande i nostri due compleanni, così ravvicinati tra loro.
Tantissimi e affettuosissimi auguri di 
BUON  COMPLEANNO!!! 

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Festìna lente

Questo motto latino, tuttora molto usato, significa: affréttati lentamente, e pare che fosse pronunciato spesso dall'imperatore Augusto,...