martedì 9 novembre 2021
venerdì 5 novembre 2021
Un'occhiata al prossimo futuro...
mercoledì 3 novembre 2021
Sopra la panca...
In questi giorni, in cui sto curando la pubblicazione del mio ultimo romanzo – è la ventitreesima opera da me composta: 16 romanzi + 7 saggi critici –, mi è tornato in mente l'inizio della mia attività da romanziere, cioè il primo capitolo del mio primo romanzo La città del destino. S'intitolava, e tuttora s'intitola, a meno che qualcuno non ne abbia cambiato il titolo a mia insaputa, Una panchina nel parco, panchina che svolge un ruolo fondamentale nel corso di tutto il romanzo e, di conseguenza, in tutta la tetralogia, che appunto da lì prende le mosse, quella che ho definito La saga di Ablasor. Oltre a quella panchina immaginaria, ma per me realissima, mi vengono in mente altre panchine nella mia vita, due prima e due dopo.
Delle due precedenti una è direttamente legata alla mia laurea, ed è una panchina di Villa Sciarra, in cui a pochi giorni dalla discussione della Tesi mi appartavo con il testo del mio elaborato, per chiarirmi ulteriormente le idee, al fine di prevedere e confutare possibili obiezioni da parte degli esaminatori e perfezionare la traduzione di alcuni brani greci da me citati, su cui verteva la discussione dell'argomento. L'altra, invece, era situata sul Gianicolo, in un vialetto che conduceva al piazzale del belvedere, la terrazza panoramica, dove si trova la statua equestre di Giuseppe Garibaldi. Lì, dopo la laurea e quando già insegnavo, mi recavo ogni tanto in qualche raro pomeriggio libero, per leggere in santa pace e in un'ambientazione invitante opere letterarie di mio gradimento. Devo precisare che allora abitavo in Viale di Villa Pamphili, abbastanza vicino sia a Villa Sciarra sia al Gianicolo.
La quarta panchina riveste per me un ruolo molto particolare, in quanto potrei dire che costituisca un record, una specie di primato anche se del tutto involontario e imprevisto. Proprio il 3 novembre dello scorso anno avrei dovuto impartire una lezione di latino a una mia allieva, che doveva prepararsi a un'interrogazione su un certo numero di poesie di Orazio. Per un disguido trovammo chiuso l'accesso agli appositi locali scolastici e quindi per un'ora e mezza mi adattai a svolgere la lezione su una panchina, collocata in una strada vicina, in mezzo al traffico automobilistico, tra l'andirivieni dei passanti, che ci guardavano sorpresi e incuriositi, mentre declamavamo ritmicamente parole in una lingua a loro sconosciuta: il fatto è che oltre alla traduzione e al commento bisognava pure eseguire la lettura metrica dei versi... Perché ho detto che potrebbe costituire un record? Perché mi è capitato di insegnare sia in presenza (naturalmente), sia molto spesso tramite e-mail, per telefono, per videochiamata, ma una e una sola volta su una panchina in mezzo alla strada. Mi mancano solo lezioni per via telepatica, ma mi sto attrezzando anche per quelle...
venerdì 29 ottobre 2021
Istruzioni per l'uso
martedì 26 ottobre 2021
Finis coronat opus
mercoledì 20 ottobre 2021
Cara OCSE, fatti un... "buono"!
sabato 16 ottobre 2021
Countdown
Prendo lo spunto per questo mio post da alcune frasi scritte da mia figlia Claudia, contenute nel suo primo commento al mio articolo “Scrivere è vivere” del 12 ottobre scorso. Sono delle idee su cui ho riflettuto spesso pure in passato, fin da bambino, ma ancora di più negli ultimi anni: sia allora che ora sono state e sono per me sempre fonte di una sottile angoscia. Le frasi sono queste:
Personalmente preferisco romanzi leggermente più lunghi (ma non troppo) della media ma solo per evitare di pensare “mannaggia, è già finito” nel momento di massimo coinvolgimento, dopo essermi accorta che le pagine rimaste sono troppo poche.
martedì 12 ottobre 2021
Scrivere è vivere
Per quei pochi – preferisco non quantificarne il numero, perché altrimenti mi resterebbe l'amaro in bocca – dicevo: per quei pochi veramente interessati alla mia attività di scrittore (ogni tanto farebbe piacere leggerne qualche commento) voglio dilungarmi un po' sul romanzo, che sto componendo, fornendo loro alcuni ragguagli.
- In data odierna sono arrivato a pagina 132 e, quindi, mancando ancora, più o meno, altri due capitoli, è possibile – ma non lo garantisco – che io riesca a superare il mio record di lunghezza, che è di 156 pagine complessive nel romanzo: Quando ruggisce la notte (2016). Capisco che questa mia osservazione possa apparire un po' bizzarra, ma ho voluto farla, dato che tra i miei lettori c'è stato e c'è chi mi ha rimproverato di non aver scritto romanzi più lunghi, magari di centinaia e centinaia di pagine, in confronto ai quali i miei appaiono come esili e scarni... Bignami.
- Il romanzo risulta strutturato in tre parti, ciascuna divisa in capitoli. La prima parte, la più movimentata e romanzesca, costituisce l'imprescindibile presupposto delle altre due, che risultano più discorsive e ideologiche.
- Indipendentemente dai tempi di ambientazione ci sono ricorrenti riferimenti allo storico latino Sallustio, indirettamente nella prima parte, esplicitamente nelle altre due.
- Inoltre mi preme confessare che ho provato e sto provando una grande soddisfazione e spesso un grande godimento durante l'ideazione e la stesura del romanzo. Immedesimarmi nelle vicende dei personaggi e nei loro moti interiori, sia intellettuali che sentimentali, descrivere stati d'animo e situazioni di vario tipo mi permette di estraniarmi dalla realtà, proiettandomi in un altro mondo, non importa se migliore o peggiore purché diverso.
- Infine vi regalo l'ultima chicca, ossia il titolo del romanzo, ma sotto una forma ermetica e disarticolata, che dovete ricostruire, sulla base dei dati che vi fornisco.
Lettere usate:
a (2), b (1), e (2), g (1), i (3), l (2), o (2), r (1), t (1), u (1), v (2).
Parti del discorso:
articolo (1), verbo (1), congiunzione (1), sostantivo (1), particella pronominale (1).
Più chiaro di così...
mercoledì 29 settembre 2021
Avviso ai lettori fissi e mobili
sabato 25 settembre 2021
Oggi è il compleanno...
… di mio padre, che, se fosse ancora vivo, compirebbe 106 anni, essendo nato il 25 settembre del 1915 e morto il 9 novembre 1981 all'età di 66 anni. Non è vissuto molto, e me ne rendo conto ripensando al fatto che nei suoi ultimi anni di vita tra me e lui si era stabilito un profondo e sincero affiatamento, che mi sarebbe tanto piaciuto che fosse durato più a lungo. La cosa comica – anche nelle riflessioni più tristi si può cogliere un lato, se non proprio comico, almeno umoristico – è che oggi io ho più anni di quanti ne aveva lui quando è venuto meno: se dovessi incontrarlo di nuovo nella sua età di allora – d'altronde è così che lo ricordo e posso immaginarlo – in teoria io dovrei essere più saggio di lui, perché avrei avuto più tempo per fare esperienze e per aumentare le mie conoscenze. Ma in realtà avrei tanta voglia (e forse necessità) di confidarmi con lui e di chiedergli consiglio.
Atque in perpetuum, pater, ave atque vale
lunedì 20 settembre 2021
Quid rides? Mutato nomine, de te fabula narratur
Oggi voglio sottoporvi una favoletta di Fedro poco conosciuta, ma molto significativa, perché presenta delle caratteristiche perenni dell'animo umano. E' la tredicesima del IV libro.
Due uomini, uno menzognero e l'altro sincero, facevano il viaggio insieme e, a forza di camminare, arrivarono nel paese delle scimmie. Ma quando li vide uno scimmione del branco, che sembrava esserne il capo, ordinò di imprigionarli, per chiedere loro che cosa mai gli uomini dicessero di lui. E ordinò che tutti i suoi simili si schierassero davanti a lui in una lunga fila a destra e a sinistra, e che gli preparassero un trono; e li fece schierare davanti a sé come una volta aveva visto fare all'imperatore. Ordina che gli uomini siano condotti in mezzo alle file.
Il capo dice: “Io chi sono?”
Il menzognero risponde: “Tu sei l'imperatore.”
Di nuovo gli chiede: “E questi che vedi stare davanti a me?”
Risponde: “Questi sono i tuoi compagni, i notabili, i generali e gli ufficiali.”
E poiché lui e il suo branco furono lodati con una menzogna, ordina che sia ricompensato e così quello con la sua adulazione li ingannò tutti. Intanto quello sincero pensava tra sé e sé:
“Se questo menzognero, che dice tutte bugie, ha ricevuto tanto, se io dirò il vero, riceverò una ricompensa ancora maggiore.”
Allora il capo delle scimmie dice: “Rispondi anche tu, chi sono io e questi che vedi davanti a me?”
Ma quello che amava sempre la verità ed era abituato a dirla, rispose:
“Veramente tu sei una scimmia e tutti questi simili a te sono sempre scimmie.”
Subito si ordina che venga fatto a pezzi con le unghie e con i denti, perché aveva detto la verità.
[Questa favola è stata scritta] Per le persone malvagie, che amano la menzogna e la malignità, ma oltraggiano l'onestà e la verità.
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